Intervista a Finizia Scivittaro

Potere, non amore

Intervista a Finizia Scivittaro, psicologa, psicanalista e psicoterapeuta transculturale, docente al seminario “Violenza di genere: Ricucire nuovi legami, affermare i diritti, difendere la dignità”, organizzato da GRT per il 28-29-30 novembre 2025.

Come può essere definita la violenza di genere?

La violenza di genere rappresenta una vera e propria epidemia sociale, trasversale a tutte le culture e a tutte le società. Essa, come tutte le forme di violenza, intende annullare l’altro o annichilire la sua capacità di autodeterminarsi liberamente. L’oggetto del discorso nella violenza di genere è il tema del potere e non dell’amore. Essa è caratterizzata da rapporti di potere e di controllo, esercitati, di solito, dall’uomo nei confronti della donna, tramite violenze fisiche, sessuali, psicologiche ed economiche. La violenza di genere si manifesta sempre a partire dall’intersezione di due aspetti essenziali della nostra esistenza: la dimensione culturale e sociale e la dimensione soggettiva e individuale.

Quali sono i principali strumenti terapeutici per curare una donna che è stata vittima di violenza?

L’accoglienza e la cura, nell’ambito psicoterapeutico, con le donne vittime di violenza, rappresentano due momenti logici molto delicati e complessi. Per le donne vittime di violenza chiedere aiuto è un passo difficile e carico di sensi di colpa. Per questo l’accoglienza è bene che avvenga senza emettere facili giudizi e con la consapevolezza che queste donne, spesso, sono dilaniate da vissuti altamente conflittuali e da stati generali d’impotenza. È bene che lo psicoterapeuta sia in grado di attivare reti formali e informali, da affiancare al percorso di cura. Le reti riguardano soprattutto la collaborazione nike revolution 7 marcus jordan net worth con altri professionisti: avvocati, assistenti sociali, operatori sanitari, che possono intervenire nei momenti di maggiore urgenza o necessità.
Anche l’ausilio di gruppi di confronto tra donne vittime di violenza può rappresentare un ottimo dispositivo per alleviare l’angoscia e creare una maggiore alleanza di lavoro con i terapeuti, al fine di lavorare intorno ai temi della violenza subita e di incominciare a mentalizzare nuove possibilità di cambiamento. Un aspetto importante di cambiamento soggettivo nella donna vittima di violenza è la capacità di esporre denuncia. L’atto della denuncia rappresenta l’esito di un complesso e articolato lavoro psicoterapeutico preliminareRaggiungere questa meta è già un importante strumento per affrontare la situazione, a partire da presupposti etici e di giustizia.

Quali sono gli strumenti e le risorse per superare il processo di vittimizzazione secondaria che spesso tocca le donne vittime di violenza?

La vittimizzazione secondaria mette in luce come la cultura di appartenenza – con le sue credenze, pregiudizi, narrazioni, leggi e valori – sia in grado di incidere sui codici culturali, giudizi e scelte dei singoli soggetti. Le donne vittime di violenza, oltre al dolore delle violenze subite, subiscono un ulteriore danno a causa delle modalità con cui vengono trattate da istituzioni, professionisti o ambiente sociale. Possono essere non credute, stigmatizzate, emarginate o addirittura ritenute responsabili. Sul versante della psicoterapia individuale, è necessario che il curante sappia decentrarsi rispetto ai propri codici culturali, per cogliere più obiettivamente i vissuti della donna. Nei casi di soggetti provenienti da altre culture, è fondamentale il ruolo dei mediatori culturali come garanti simbolici e ponte tra i due mondi. Un modo significativo per superare la vittimizzazione secondaria è aiutare la donna ad abbandonare l’identità di “vittima”. Questo comporta che possa assumersi ciò che le è accaduto e tramutarlo in un compito etico e sociale all’interno della sua comunità.

Durante il corso, che cosa impareranno le persone che parteciperanno?

Le persone che parteciperanno  potranno:

  • acquisire conoscenze di base sulla violenza di genere e comprendere come sia un fenomeno complesso che richiede consapevolezza;
  • comprendere i meccanismi soggettivi e individuali che favoriscono sia gli agiti violenti negli autori sia la posizione di vittimizzazione nelle vittime;
  • riconoscere i segnali precoci della violenza e individuare possibili vie d’uscita dal fenomeno.

Si può lavorare anche sugli uomini o è inutile un lavoro psicologico senza un lavoro culturale che decostruisca la mascolinità?

Con gli uomini autori di violenza si può e si deve lavorare. La maggioranza di questi uomini non chiede spontaneamente aiuto, tende a negare o minimizzare i propri atti violenti e si rivolge ai Servizi solo quando costretti da interventi legali. Quando entrano in un contesto di consultazione, vanno aiutati a riconoscere la gravità degli atti violenti e ad assumersene la responsabilità, condizione imprescindibile per iniziare un lavoro di introspezione. È bene sottolineare che per promuovere il contrasto alla violenza di genere è necessario che a livello culturale e sociale ci sia anche il contributo maschile, sul versante non solo del pensiero, ma anche della sensibilità, della capacità di compiere atti forti e giusti in favore del contrasto del fenomeno. L’apporto maschile è necessario come parte integrante del cambiamento, proprio nel momento in cui si espone contro la violenza.
L’apporto maschile è necessario per de-costruire la cultura maschilista, assumere responsabilità collettiva, educare con nuovi modelli relazionali, dare Air Jordan 2012 Lite 'White Black' TGKB5 ✦ Одяг, Взуття, Аксесуари, Товари для дому, Електроніка та Косметика для жінок та чоловіків forza pubblica e simbolica al cambiamento.

 

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