Attraverso l’altro

Intervista a Viviana Rivolta — Psicologa, psicoterapeuta transculturale e docente della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Transculturale del GRT

Se dovessi raccontare il tuo lavoro senza usare le parole “psicologa” o “psicoterapeuta”, come lo descriveresti?

Lo descriverei, in primo luogo, come un incontro tra alterità che si realizza all’interno di uno spazio sospeso, capace di riempirsi di parole, immagini, simboli e rappresentazioni, dove il tempo sembra potersi ridurre o dilatare. Si tratta di una relazione che si co-costruisce attraverso la ritualità degli incontri. Significa porsi in un ascolto autentico e privo di giudizio, essere in grado di accogliere l’altro nella sua unicità e specificità, in quanto portatore di valori e significati, legami e garante, oltre che interprete del proprio modo di dare significato a ciò che accade. Occorre considerare ciascun individuo all’interno della sua cornice culturale definita dalla sua storia personale, dai legami familiari, dalle reti sociali e dal contesto geografico all’interno del quale è nato, cresciuto e in cui attualmente risiede. Vuol dire individuare il bisogno portato dal soggetto per costruire, insieme, la relazione di cura.

Nel tuo lavoro incontri storie molto diverse: qual è la cosa che più spesso ti sorprende nelle persone?

Nel mio lavoro mi sorprende costantemente la forza che molti individui continuano a mostrare nonostante le avversità incontrate nel proprio percorso di vita, spesso segnato da cambiamenti, perdite, violenze subite o a cui si ha assistito. Nel caso di persone straniere si aggiunge l’aver dovuto lasciare, forzatamente o per scelta, il proprio contesto d’origine e di appartenenza, con la conseguente complessità del doversi inserire e ridefinire in un nuovo tessuto sociale e culturale. Trovo, inoltre, straordinario il coraggio nel riconoscere il bisogno di un supporto per affrontare e cercare di rielaborare tali vissuti e, nel farlo, la scelta di affidarsi e narrare ad un’altra persona la propria storia, mostrando le proprie fragilità.

Quando si parla di “approccio transculturale”, spesso si pensa che riguardi solo chi arriva da un altro Paese. In realtà, cosa significa adottare uno sguardo transculturale anche nella vita quotidiana e nei servizi?

Oggi viviamo in società caratterizzate da un costante e incessante mutamento, evidente soprattutto in ambito tecnologico. Assistiamo quotidianamente agli effetti della globalizzazione. Osserviamo con incertezza l’impatto del cambiamento climatico. In questo scenario, adottare uno sguardo transculturale nella vita di tutti i giorni significa dotarsi di strumenti utili per comprendere i nostri stessi vissuti psicologici in connessione a questi dolce gabbana portofino lace up sneakers item | Sneaker News & Release Calendar for 2023 in UK | Grailify fenomeni, imparando a “leggere” e interpretare ciò che accade in maniera flessibile. All’interno dei servizi questo sguardo consente di decodificare il sistema istituzionale di valori, ruoli, regole, modalità comunicative e di gestione ovvero comprendere la cultura specifica di un determinato nike zoom vomero 5 gruppo di lavoro. Inoltre, nella cooperazione tra servizi e nel lavoro di rete, lo sguardo transculturale può facilitare la costruzione di una cultura condivisa attorno a uno specifico caso, promuovendo una collaborazione multidisciplinare e complementare.

Qual è una parola, magari semplice, che per te rappresenta bene il lavoro transculturale?

Penso che una parola capace di rappresentare bene il lavoro transculturale sia “attraverso”, intesa sia nella sua accezione di preposizione, sia come prima persona singolare del presente indicativo del verbo attraversare. Come preposizione perché il lavoro transculturale si dispiega attraverso lo sguardo, il corpo, le parole, muovendosi tra ciò che viene esplicitato e ciò che rimane implicito; un processo che avviene sempre e solo attraverso il paziente, inteso come il vero maestro. È a partire dal suo mondo che si struttura l’intervento: da lì diventa possibile individuare le risorse e le competenze culturali insite nel soggetto, sulle quali far leva per il raggiungimento di un nuovo equilibrio e benessere psicologico. Come verbo, invece, perché sottolinea l’azione da compiere in prima persona nel percorso clinico, necessaria per poter decifrare la cultura dell’altro e sintonizzarsi con essa. Compio, così, un attraversamento per poter accedere al suo universo di significati.

Qual è un’idea o un pregiudizio sul tema delle differenze culturali che vorresti contribuire a cambiare?

Vorrei contribuire a cambiare il senso di paura, diffidenza e, talvolta, disprezzo che permane verso ciò che è diverso, in particolare quando si tratta di differenze culturali molto marcate. Spesso si fatica a cogliere quanto invece conoscere, accogliere e comprendere possa essere fonte di arricchimento personale. In maniera pregiudizievole, infatti, può succedere che la diversità venga percepita come una minaccia, tramutandosi nella paura di perdere Camiseta blanca con estampado 'Exhibit' en la parte delantera y trasera de Topman , Cra-wallonieShops il proprio senso di appartenenza e i propri valori. Personalmente mi accade l’esatto opposto, più conosco mondi altri e più mi riconosco nella mia appartenenza culturale, osservo nike dunk high blue satin le più piccole sfumature e variabili, restituisco importanza ai miei valori, a ciò che vi è di implicito, radicandomi. Allo stesso tempo riconosco che la mia cultura di appartenenza non è un assoluto universale ma solo uno dei molti modi di spiegare, strutturare, organizzare e dare significato alla realtà e all’esistenza.

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